«l’Avanti!»
Nel 1892 a Genova nacque il Partito dei lavoratori italiani, dal 1895 Partito socialista italiano: alle elezioni politiche di quello stesso 1895, nonostante la repressione crispina, esso ottenne un inedito risultato con l’elezione di 15 deputati. Non a caso, sull’onda del successo, nel dicembre 1896 venne fondato a Roma (ma in seguito la sede fu trasferita a Milano) l’organo del partito, l’«Avanti!», che ricalcava il nome dell’omologo giornale socialista tedesco «Vorwärts!». Il nuovo quotidiano divenne il punto di riferimento non solo del movimento socialista italiano, ma anche della galassia di periodici radicali e democratici sviluppatasi soprattutto a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento (ben 37 testate a quella data, tra cui, ad esempio, «Il Risveglio», «Il Martello», «Il Sole dell’Avvenire» e, soprattutto, il milanese «Lotta di classe», voce del partito tra il 1892 e il 1896). Se la rivista «Critica Sociale», fondata a Milano nel 1891, rappresentava il laboratorio ideologico e politico-culturale del socialismo italiano, il nuovo quotidiano fu lo strumento di costruzione del discorso pubblico socialista e di sua diffusione e propaganda. Diretto da Leonida Bissolati, vantò fin dalle origini una tiratura significativa, di circa 40.000 copie, grazie all’ampia e capillare rete di numerosi corrispondenti e lettori da tutte le province della penisola, in gran parte militanti del partito, i quali garantivano al giornale il proprio sostentamento economico.
Spesso colpito dalla stretta sulla stampa di fine secolo, dopo la vittoria della corrente massimalista al convegno del partito del 1912, tenutosi a Reggio Emilia, la sua direzione venne affidata a Benito Mussolini. Grazie al suo attivismo e ai toni battaglieri, l’«Avanti!» raggiunse le 75.000 copie. Tuttavia, la direzione di Mussolini ebbe vita breve, in quanto nell’ottobre 1914, nel pieno del dibattito sull’eventuale entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale, la sua posizione interventista e nazionalista lo pose in contrasto con la linea del partito: Mussolini ne fu espulso e pertanto dovette lasciare anche la direzione del quotidiano; gli subentrò Giacinto Menotti Serrati. L’uscita dal giornale di Mussolini, che fondò «Il Popolo d’Italia», non causò un calo della tiratura, ma contribuì anzi a rafforzare l’indirizzo internazionalista e ad attirare attorno alla testata le simpatie di alcuni settori della sinistra neutralista.
Il primo dopoguerra rappresentò un periodo di svolta: se i risultati elettorali segnarono un’ascesa significativa del Partito socialista, i disordini e le violenze del biennio rosso ebbero tra gli obbiettivi più ricorrenti proprio il giornale: tra il 1919 e il 1922 le sedi dell’«Avanti!» furono assaltate e devastate più volte. Con la salita al potere di Mussolini e la costruzione della dittatura fascista, la repressione e la censura aumentarono costantemente fino alla legge sulla stampa n. 2307 del 31 dicembre 1925 e alla soppressione della stampa di opposizione dell’ottobre 1926. L’«Avanti!», come gli altri periodici non allineati, si trasferì in esilio all’estero: Pietro Nenni, direttore del giornale dal 1923, ne curò la pubblicazione da Parigi, dove negli anni Trenta assunse il titolo di «Nuovo Avanti!». Il quotidiano riapparve clandestinamente in Italia nel 1943, divenendo la voce ufficiale del neocostituito Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP); nel giugno 1944, con la liberazione alleata di Roma, poté riprendere le pubblicazioni alla luce del sole.
Strumento di propaganda delle formazioni partigiane socialiste durante la guerra di liberazione dell’Italia centro-settentrionale e di battaglia politica a favore della repubblica in vista del referendum del 2 giungo 1946, l’«Avanti!», confermato il proprio ruolo di organo del partito, ne seguì le vicende e ne sostenne le iniziative politiche, dall’opposizione al centrismo degasperiano al sostegno alla stagione del centro-sinistra organico, fino alle battaglie per lo Statuto dei lavoratori e a favore della legge sul divorzio. Senza recuperare i picchi di tiratura del primo Novecento, fu un punto di riferimento importante all’interno del dibattito politico e culturale della penisola, pubblicando sulle sue pagine gli interventi dei principali esponenti del socialismo italiano e dei circoli intellettuali del tempo. Il quotidiano, indissolubilmente legato al partito, rappresentava inoltre la palestra culturale e politica di molti esponenti storici del socialismo, oltre che l’inevitabile sostegno alle campagne politiche: ne è testimonianza la direzione affidata, tra gli altri, a personalità come Ignazio Silone (1945-1946), Sandro Pertini (1946-1947 e 1949-1951), Riccardo Lombardi (1948-1949 e 1963-1964), Francesco De Martino (1964-1965).
Dalla seconda metà degli anni Settanta, il nuovo corso del PSI sotto la segreteria di Bettino Craxi si ripercosse sull’indirizzo del quotidiano, affidato a Ugo Intini, che di Craxi era anche il portavoce e che fece da cassa di risonanza del leader socialista e ne sposò la linea, come avvenne in occasione del dibattito sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei terroristi durante il sequestro Moro. Nel 1987 un tentativo di rilancio e ammodernamento grafico dell’«Avanti!» ebbe scarsi risultati sul fronte delle vendite, mentre la fine del bipolarismo mondiale e il ciclone di “Tangentopoli” determinarono la dissoluzione del PSI e, di conseguenza, del suo quotidiano.
Cessate le pubblicazioni nel novembre 1993, in parallelo allo scioglimento del partito, il marchio dell’«Avanti!» fu registrato dall’editore del periodico «Critica Sociale» nel 1994, che ne curò un progetto di digitalizzazione, mentre dal 2012 risulta attiva la testata digitale «Avantionline».
Per approfondire
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