il Messaggero

Dettagli

Autore
Carlo Bovolo
Data
3/2/2026
Tipologia
Ricostruzione storica
Testata
il Messaggero
Pagina
no
Periodo
Secondo Novecento
Area Tematica
Profilo storico

Articolo:

«Il Messaggero»

 

Fu fondato a Roma l’8 dicembre 1878 su iniziativa di Luigi Cesana, editore e giornalista milanese, e di Baldassarre Avanzini, spezzino già fondatore nel 1871 del «Fanfulla» di Firenze. I primi numeri di prova uscirono nel dicembre dello stesso anno come supplemento del giornale fiorentino; poi dal 1° gennaio 1879 iniziò la pubblicazione regolare e autonoma. Ispirato a un giornalismo di taglio popolare tipico del «New York Herald», «Il Messaggero», venduto inizialmente al prezzo 5 centesimi e articolato in quattro pagine, accanto alle notizie più significative si mostrava incline al pettegolezzo e dava un certo spazio alla cronaca minuta, spesso romana, e agli articoli di costume. Valse al giornale una certa diffusione il costante interesse e risalto dato al processo Fadda, che coinvolse l’alta società romana e fomentò un giornalismo di tipo scandalistico. Nel 1880 il fondatore Cesana assunse in prima persona la direzione del quotidiano: grazie a sistemi di composizione e stampa moderni (fu il primo periodico in Italia ad adottare la stereotipia, nel 1888), il quotidiano raggiunse le 35.000 copie nell’arco di un biennio e quasi 50.000 nel 1890. 

Dopo un quarto di secolo di direzione, nel 1905 Cesana lasciò la direzione a favore di Ottorino Raimondi, già a capo della redazione romana del «Corriere della Sera». L’inizio del nuovo secolo vide il quotidiano assumere una più spiccata coloritura politica. A livello locale, «Il Messaggero» sostenne la candidatura e il mandato del democratico Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913. A livello nazionale, assunse inizialmente un indirizzo cautamente progressista e filogiolittiano, per poi prendere le distanze dal politico piemontese in seguito alle sue aperture e ambiguità verso cattolici e socialisti. Interventista alla vigilia della Grande Guerra, il giornale, durante il conflitto, raggiunse le 100.000 copie, pur diminuendo la foliazione. Non a caso, nel 1917 Giuseppe Pontremoli e Luigi Della Torre, che nel 1911 avevano acquistato il periodico da Cesana, lo cedettero a loro volta a Ferdinando Maria Perrone, proprietario dell’Ansaldo. Durante il periodo bellico, «Il Messaggero» ideò alcuni fortunati supplementi settimanali tematici (sport, commercio, cronaca giudiziaria). All’indomani della fine della guerra, nel 1920, la redazione si stabilì nell’attuale sede, in via del Tritone. 

Tuttavia, nel corso degli anni Venti, complice il clima di censura e controllo esercitato dall’autorità fascista, «Il Messaggero», allineatosi alla propaganda di regime, vide un significativo calo delle vendite e acquisì una dimensione sempre più locale. Per invertire la rotta, nel 1932 fu nominato un nuovo direttore: Francesco Malgeri riuscì ad ammodernare il quotidiano e a rilanciarlo nel panorama della stampa nazionale (nel 1940 si contava una tiratura di 240.000 copie), anche grazie alla collaborazione con giornalisti e scrittori affermati e di successo, come Vittorio Gorresio, Alberto Moravia, Luigi Salvatorelli. A questi si sommava la collaborazione di Mario Missiroli, autore della maggior parte degli articoli di fondo, pubblicati però in forma anonima, in quanto egli era inviso al regime fascista. All’indomani della deposizione di Mussolini nel luglio 1943, Mario Pannunzio, Arrigo Benedetti, Leo Longanesi, Ennio Flaiano e Mario Soldati scrissero l’articolo di fondo, mentre ad agosto l’antifascista Tomaso Smith venne scelto come nuovo direttore. L’occupazione nazista di Roma chiuse questa breve parentesi liberale: il giornale continuò a uscire, affermando il proprio sostegno alla Repubblica Sociale Italiana. Per questo, alla liberazione di Roma, il 9 giugno 1944 l’Allied Publication Board ne sospese la pubblicazione. Solo due anni più tardi, il 21 aprile 1946, il quotidiano tornò in edicola, assumendo per breve tempo il titolo di «Messaggero di Roma», sotto la direzione di Arrigo Jacchia. 

Nel secondo dopoguerra, il quotidiano si assestò su una linea centrista. La famiglia Perrone riprese saldamente il controllo del giornale: dapprima nominò direttore Mario Missiroli (1946-1952), poi nel 1952 fu il proprietario Alessandro Perrone (nipote di Ferdinando Maria) a prendere direttamente le redini della redazione, fino al 1974, consolidandone le vendite e ammodernando il giornale, specie dal punto di vista grafico (come in occasione dello sbarco sulla Luna, annunciato con un’unica grande fotografia). Dopo un tentativo di scalata da parte dell’editore Edilio Rusconi, nel 1974 «Il Messaggero» fu acquisito dalla Montedison, non senza proteste da parte della redazione. Direttore del nuovo corso venne nominato Italo Pietra, già a capo del «Giorno». Tra gli anni Settanta e Ottanta, il quotidiano romano, pur guardando talvolta con interesse verso il centro-sinistra, confermò la sua vocazione centrista, come in occasione del referendum sul divorzio (1974), oppure nella lunga campagna per il ripristino dell’Epifania come festività nazionale (1977-1985). Nel corso degli anni Ottanta, si attestò come il sesto quotidiano nazionale, con una tiratura media di circa 270.000 copie, anche grazie alla nascita di edizioni provinciali, che divennero un punto di forza, e a un rinnovato formato tabloid.

Nel 1987 la proprietà passo al gruppo Ferruzzi: i corposi investimenti consentirono il superamento delle 300.000 copie, e dal 1990 il quotidiano assunse il titolo abbreviato di «Il Messaggero». Tuttavia, i primi anni Novanta furono un periodo di maggiore instabilità, con un calo di vendite e di guadagni, anche a causa della crisi del gruppo Ferruzzi. Nel 1996 la testata entrò nel gruppo Caltagirone Editore (proprietario anche del «Mattino» di Napoli): la direzione di Pietro Calabrese rilanciò il quotidiano, che ritornò al livello di tiratura del decennio precedente, consolidando la propria presenza nell’Italia centrale. Nel 2012 «Il Messaggero» rinnovò la propria immagine e veste grafica, sia nell’edizione cartacea, sia in quella digitale. 

 

Per approfondire

Allotti Pierluigi, La libertà di stampa. Dal XVI a oggi, Bologna, il Mulino, 2020.

Allotti Pierluigi, Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell'Italia contemporanea, Roma, Carocci, 2017.

Bergamini Oliviero, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Roma-Bari, Laterza, 2006.

Castronovo Valerio, Tranfaglia Nicola (a cura di), La stampa italiana nell'età della TV. Dagli anni Settanta ad oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.

Costantini Costanzo, La storia del «Messaggero». Il più grande quotidiano di Roma dalla sua fondazione a oggi, Roma, Gremese, 2008.

Farinelli Giuseppe, Paccagnini Ermanno, Santambrogio Giovanni, Villa Angela Ida, Storia del giornalismo italiano. Dalle origini a oggi, Torino, Utet, 1997.

Forno Mauro, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Roma-Bari, Laterza, 2012.

Murialdi Paolo, La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, Roma-Bari, Laterza, 1995.

Murialdi Paolo, La stampa nel regime fascista, Roma-Bari, Laterza, 2008.

Murialdi Paolo, Storia del giornalismo italiano, Bologna, il Mulino, 1996.

Murialdi Paolo, Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a Internet, Bologna, Il Mulino, 2006.

Talamo, Giuseppe, Il Messaggero. Cento anni di storia, 3 voll., Firenze, Le Monnier, 1988.