Rinvii con intento persuasivo: Sembrino paradossali o no le sue affermazioni (ma ci pare che non lo siano del tutto)
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: una giovane interprete, Nini Andriano. Dice: «Ce la prendiamo con il diritto che non garantisce la parità dei sessi, ma si dimentica che il diritto è il riflesso della mentalità. Occorrerebbe cambiarla, ma è faticoso e scomodo. Educazione e pubblicità hanno condizionato la donna fino al punto di farle apparire quasi come una vocazione il ruolo di angelo del focolare o dell'elettrodomestico. Il resto appare disdicevole»
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: Emilia Bergoglio Cordaro, democristiana, assessore comunale all'igiene ed alla sanità pone la questione in termini meno radicali. Dice che rimane un divario notevole tra quello che la donna dovrebbe e vorrebbe essere e quello che è in realtà. «Le leggi — afferma — garantiscono la parità ad eccezione del diritto di famiglia la cui riforma è all'esame del Senato. Ma la pratica dimostra che la parità non è effettiva e che nessuno aiuta la donna a raggiungerla. Si dà quasi per scontato che certe cose la donna non le sappia fare. E lei stessa a questo punto subisce con una sorta di rassegnazione che e frutto di un lungo condizionamento»
Costruzioni marcate con intento persuasivo: Naturalmente un suo ruolo lo svolge anche il sistema normativo
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: Con l'on. Maria Magnani Noya, socialista, il discorso torna alle leggi, ma in senso limitativo «perché la legge da sola non garantisce la parità. La legge può servire da supporto»
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: Alda Grimaldi, regista della televisione, dice: «Personalmente debbo riconoscere che nel mio lavoro la discriminazione femminile, di meno in questi ultimi dieci anni, non ha più funzionato; ma per altre attività e professioni e innegabile che ancora oggi, malgrado la Costituzione, essa sia tuttora determinante»
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: Laura Castagno Mosso, architetto, ritiene invece che «la battaglia per i diritti civili della donna e per la purità reale fra uomo e donna nella società italiana, deve essere inserita all'interno della lotta per la conquista dei diritti civili reali da parte delle classi emarginate, oggi cosi duramente attaccate nella loro condizione di vita e di sopravvivenza»
Voci a sostegno del punto di vista del giornalista: «Le enunciazioni di parità — aggiunge un'altra intervistata, Mariangela Rosoien, impiegata, dirigente dell'Unione donne italiane — troppo spesso non hanno trovato applicazione concreta, a partire da quella fondamentale scritta nella Costituzione. Questa fu elaborata dalla Costituente: vi furono elette 21 deputate, 11 delle quali facevano parte dell'Udi in rappresentanza di 1O mila donne dei gruppi di difesa che avevano preso parte attiva alla Resistenza. Teniamo conto che Mussolini ave va proclamato: "Nello Stato fascista la donna non deve contare". I cascami di quell'aberrante periodo si trascinano ancora oggi nel codici, ma soprattutto in un modo di pensare e di agire che va oltre il costume»